mercoledì 31 ottobre 2007

Amica Ferriera


La Ferriera di Servola è un mostro cresciuto insieme alla città. Una presenza imponente, apparentemente innocua, con qualche aspetto anche spettacolare di tipo pirotecnico che ci siamo abituati a vedere e sopportare e che fino ad oggi abbiamo considerato amica.

Una presenza consueta come il nonno che fumava la pipa in casa, anche la Ferriera fuma, e NON VUOLE SMETTERE!

Eppure la campagna antifumo oramai è cosa conclamata. I danni che vengono provocati attraverso l’inalazione di sostanze volatili sono oramai chiari e precisi.

Non vogliamo buttare fuori casa il nonno, ha pure una buona pensione, ci dicono i sindacati.

Il problema è molto grande e non più procrastinabile. Ne và della vita dei lavoratori per primi e di tutta la popolazione poi.
I sindacati si preoccupano giustamente della sorte di tante famiglie ma dovrebbero ( alla luce dello scandalo amianto) ricordare che non si può sempre chiudere la stalla quando le mucche sono tutte scappate. Vogliamo rischiare un nuovo caso “ amianto” ? Chi si prende questa responsabilità?

I sindacati vogliono essere certi di tutelare la salute e la vita dei lavoratori?
Allora cerchino di capire bene se sono veri gli allarmi lanciati oramai da più parti e si facciano carico in prima persona di accertare che le analisi siano il più accurate e precise possibili.
Prendano con forza una posizione chiara che dica a tutti che la vita dei lavoratori non può essere barattata con nessuna risposta di ordine economico !

Non basta chiudere gli occhi e tirare avanti, domani avremmo tutti la responsabilità di chi non ha voluto vedere.
Come il fumo della sigaretta, che è stato sottovalutato per molto tempo in quanto costituiva un notevole introito per lo stato, così la Ferriera di Servola viene difesa ad oltranza perché dà lavoro a circa 700 lavoratori.
Ma ci rendiamo conto che questi lavoratori stanno forse rischiando la vita?

Dobbiamo preoccuparci anche ai bimbi che vanno nelle scuole della zona e che respirano ogni giorno veleni pericolosissimi.

Si afferma che i lavori in edilizia gli italiani non li vogliono più fare, nemmeno negli ospedali vogliono più lavorare e in una Ferriera come questa si ?
Chi difende ad oltranza la Ferriera ha mai visto come si vive là dentro?
L’ Italia e Trieste fanno parte dei paesi più evoluti del mondo e quindi può e deve permettersi di poter rinunciare a queste attività industriali terzomondiste.

I sindacati precedano questa volta le disgrazie reclamando il diritto della tutela del lavoro nella salvaguardia della salute e della vita.
Questa è una grande occasione per iniziare una nuova battaglia che sarà comune in futuro e cioè la riconversione dei lavoratori che fanno lavori usuranti a settori di maggior valore tecnologico e con un’alta qualità della vita.
Sino ad oggi il sindacato si è misurato sopratutto nella difesa dei posti esistenti. Oggi tutti insieme dobbiamo cercare delle nuove strategie per affrontare le sfide che il progresso e la globalizzazione ci impongono. Non dobbiamo far concorrenza a Cina e India ma dobbiamo saper valorizzare ogni centimetro del nostro territorio e la professionalità dei nostri lavoratori.
Questa è la sfida, questa è la strada che dobbiamo iniziare ad intraprendere.


Mario Marin
Segretario Organizzativo IDV FVG

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Uno dei più belli e sentiti interventi su questo difficile tema. grazie Mario, grazie Paolo per i precedenti interventi. Proseguiamo su questa strada nell'interesse della popolazione che vive e lavora in questa simpatica città. MARCO FILIPPONI

Cristian ha detto...

GIusto poter far un'analisi concreta e certa e, nel frattempo, cercare sia di integrare in altri lavori meno usuranti i 700 lavoratori sia trovare una riqualificazione del terreno dove sorge attualmente...

Perchè non fare un'analisi sulla fattibilità di nuovi esercizi professionali proprio nella zona?

Anonimo ha detto...

A mio modo di vedere la Proposta di CRISTIAN è veramente corretta ed equilibrata ed andrebbe ricercato un impegno in proposito. Bisogna attivarsi in tal senso.
MARCO F.